Venezia spiega il turismo sostenibile con un ologramma
Di Francesca Romana Di Biagio |03 giugno 2010 |Categorie: Cultura-
I metodi innovativi per il recupero storico e paesaggistico, l'information communication technology (Ict) applicata ai flussi turistici, le nanotecnologie e la ricerca scientifica. Questi i motivi per cui Venezia è stata scelta per l' Urban best practises area, all'interno dell'Expo 2010 di Shanghai. La città lagunare, il cui stand si distingue per un'avveniristica Dark Room, con un primo livello realizzato su un bacino d'acqua, un ologramma in 3D di grandi dimensioni e un plastico del territorio posto verticalmente sulla parete, presenta in Cina un modello nuovo e originale di turismo sostenibile. "Un progetto nato e sviluppato in rete per gestire in modo intelligente i flussi dei visitatori e tutelare il patrimonio culturale", dichiara a Wired, Michele Vianello, direttore generale di Vega, il parco scientifico e tecnologico al servizio delle imprese del Veneto.
Vianello, ideatore del portale Venice Connected, realizzato per essere venduto ai gestori dell'Expo 2015 di Milano, spiega nel dettaglio le caratteristiche della sua creatura, nata nel febbraio del 2009 e che vanta una media di 2mila accessi al giorno, con un tasso di conversione e-commerce del 7,5%. "Si tratta di un portale per incentivare il turismo in determinati periodi dell'anno e disincentivarlo in altri, attraverso sconti e promozioni sui servizi pubblici veneziani, quali trasporti, musei e siti artistici. Sul nostro sito è predisposto un collegamento alle principali istituzioni artistiche della città e siamo federati con il network Trip Advisor. Ragioni che giustificano il fatto che Venice Connected è conosciuto in tutto il mondo, con un 60% di nuove utenze quotidiane; nell'ultimo mese ha totalizzato 60mila visite, con un tempo medio di 8 minuti ciascuna, la gran parte delle quali provenienti da Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Singapore, Taiwan e Cina". Il concetto di sostenibilità "si esplica nello scoraggiare, con prezzi più alti, il turismo in determinate settimane o in corrispondenza di eventi di grande richiamo, quali il Carnevale o la mostra del Cinema, quando la città è sovraffollata, con evidenti ripercussioni sull'ambiente e i luoghi d'arte".
La Venezia del 2010 non offre soltanto cultura e paesaggio, ma anche un bagaglio di avanzate tecnologie, molte delle quali sviluppate da Nanofab, la struttura (partecipata da Vega, Associazione Civen, Veneto Nanotech Scpa, Camera di Commercio di Venezia e Veneto Innovazione) che nei suoi 2700 metri quadrati di laboratori sforna nanonetcnologie che poi mette a disposizione delle imprese di vari settori industriali, dall'automotive alla nautica, passando per il packaging, l'oggettistica, la meccanica e il tessile. Altro fiore all'occhiello innovativo del capoluogo veneto: il progetto Greenoil, condotto da Vega, in cordata con 23 aziende con capofila Sapio (produzione idrogeno e ossigeno), finalizzato alla creazione di un impianto pilota per ricavare biodiesel e fine chemicals dalla raffinazione di biomasse agricole, per i comparti alimentare, farmaceutico e cosmetico. L'iniziativa, avviata nel dicembre 2008 per una durata di due anni e per un costo complessivo di 664mila euro, di cui circa 250mila finanziati dalla Regione Veneto, punta sul passaggio dalla petrolchimica all'agrochimica e si avvale della collaborazione delle principali università della regione.




